Notizia inserita il 10 Ottobre 2014

Dopo il terzo mese di gestazione la chemioterapia effettuata dalla madre non crea danni al nascituro. È quanto emerso da una ricerca internazionale che ha coinvolto anche l’Italia e presentata nel corso del congresso annuale della Società europea di oncologia medica (Esmo) svoltosi recentemente a Madrid. 

Italia sono circa 600 l’anno le donne che ricevono una diagnosi di tumore in gravidanza. Una diagnosi che fino a oggi ha posto la donna di fronte a una scelta difficile: rinunciare al bambino e curarsi, oppure farlo nascere e rischiare di morire. «Combattere un tumore in gravidanza, senza rinunciare alle cure o al bambini; oggi è una sfida che può essere vinta», ha affermato Fedro Alessandro Peccatori, direttore dell’Unità di fertilità e procreazione all’Istituto europeo di oncologia di Milano.

 

I risultati degli studi presentati all’Esmo «confermano che la chemioterapia in gravidanza non altera lo sviluppo neuro-comportamentale post-natale, né causano problemi cardiaci. Una donna malata di cancro deve ricevere lo stesso trattamento sempre, che aspetti o meno un figlio», ha concluso Peccatori.

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