Notizia inserita il 24 Gennaio 2019

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Ornella Gonzato Associazione Paola per i tumori muscolo scheletrici

La ricerca sulla terapia del sarcoma dei tessuti molli affronta in questi giorni una fase difficile: il farmaco olaratumab non ha dato i risultati sperati nello studio di fase III. Una delusione che unisce pazienti, ricercatori, clinici, autorità regolatorie e aziende, impegnati insieme per affrontare una patologia rara e complessa. Un risultato che non deve gettare nello sconforto, ma suscitare un maggiore impegno e collaborazione tra le parti.
Per capire meglio il significato e le conseguenze di questi risultati, è stata intervistata la dottoressa Ornella Gonzato, presidente dell’Associazione Paola per i tumori muscolo-scheletrici Onlus.

Dottoressa Gonzato, cominciando dai fatti nudi e crudi: può spiegare che cosa è emerso dai dati?
I dati preliminari dello studio di fase III con olaratumab non hanno purtroppo confermato il beneficio atteso, ovvero quel miglioramento della sopravvivenza nei pazienti con sarcoma dei tessuti molli in fase avanzata, che era emerso dai dati dello studio di fase II. Sulla base proprio di questi ultimi, le Autorità regolatorie, FDA negli USA ed EMA in Europa, avevano autorizzato, rispettivamente con procedura accelerata e condizionata, l’immissione in commercio di un farmaco che, in combinazione con la doxorubicina, ha rappresentato una speranza concreta per i pazienti, dopo oltre 40 anni di assenza di nuovi farmaci per il trattamento di prima linea. Il mantenimento dell’autorizzazione alla commercializzazione era subordinato alla conferma del beneficio clinico attraverso la conduzione di uno studio confermativo (studio di fase III). In Italia, l’AIFA ha riconosciuto la rimborsabilità del farmaco rendendolo così accessibile, a partire dal settembre 2017, per il trattamento anche dei pazienti italiani.

Che cosa comporta concretamente questo per i pazienti con sarcoma dei tessuti molli in Italia?
Al momento, le Agenzie regolatorie raccomandano di non iniziare nuovi trattamenti; tuttavia i pazienti già in trattamento potranno continuare a ricevere il farmaco se il parere clinico è quello di un beneficio (http://www.aifa.gov.it/content/comunicazione-ema-su-lartruvo-olaratumab-23012019). I dati preliminari dello studio di fase III confermano la sicurezza e la tollerabilità del farmaco, rassicurando in questo sia i pazienti sia i clinici.

Si deve quindi accusare il colpo? Oppure la ricerca può imparare qualcosa nonostante la delusione?
Dopo un’attenta e dettagliata analisi, l’azienda pubblicherà i risultati finali dello studio, così come richiesto dalle normative vigenti in merito alla trasparenza sugli studi clinici. I dati attuali preliminari non escludono tuttavia che vi siano ancora margini per studi volti a valutare il beneficio clinico del farmaco non per tutta la famiglia dei sarcomi ma per specifici sottotipi. I sarcomi comprendono oltre 70 diversi sottotipi, con differenti caratteristiche e differenti risposte ai trattamenti. La delusione derivante dalla mancata conferma di miglioramento della sopravvivenza è sicuramente profonda anche se al contempo costituisce l’opportunità per una riflessione seria al di là dell’analisi e della valutazione dei dati dello studio che sarà eseguita da chi di competenza.
L’autorizzazione di olaratumab è stata il risultato di un impegno delle diverse parti interessate (azienda farmaceutica, Autorità regolatorie, clinici, pazienti), con la consapevolezza da parte di ciascuna di esse di condividere possibili rischi derivanti dall’accesso precoce a un farmaco, alla luce dei dati di fase II. Rischi relativi non alla sicurezza ma al beneficio clinico per i pazienti e ai costi che il sistema sanitario si assume per rendere disponibile il farmaco ai pazienti (rimborsabilità).

Che cos’è l’accesso precoce a un farmaco? Perché nel caso dell’olaratumab è stato concesso?
La rarità e la complessità biologica dei sarcomi sono alla base del limitato interesse delle aziende a investire in ricerca per un mercato di piccoli numeri. Da oltre 40 anni, mancano infatti nuovi farmaci di prima linea per il trattamento dei pazienti con sarcoma dei tessuti molli. La scarsità dei numeri a sua volta rappresenta una barriera sul piano regolatorio per giungere all’autorizzazione di un farmaco: le sperimentazioni cliniche tradizionali richiedono studi con grandi numeri, ovvero studi di ampia dimensione per essere di buona qualità statistica. Per affrontare al meglio questi problemi metodologici e ridurre il più possibile “iniquità ” a carico di pazienti già “invisibili” per la rarità della malattia, le Autorità regolatorie, a seguito di un attento e lungo confronto con la comunità dei clinici e dei pazienti con tumori rari, hanno adottato negli ultimi anni nuovi approcci e nuovi strumenti più flessibili per portare rapidamente nel mercato farmaci che potrebbero dare risposta al bisogno dei pazienti. Il vincolo per le aziende farmaceutiche è quello di continuare a raccogliere dati conducendo innanzitutto studi di conferma per dimostrare il beneficio clinico su un numero maggiore di pazienti, verificando al contempo i dati di sicurezza e tollerabilità. L’autorizzazione condizionata non rappresenta pertanto il momento finale ma solo una fase di un percorso regolatorio che obbliga l’azienda alla raccolta di ulteriori dati.

Si tratta quindi di una strada “accelerata” che la ricerca nell’ambito dei tumori rari, come i sarcomi dei tessuti molli, deve percorrere per necessità…
La finalità dell’autorizzazione condizionata è quella di rispondere rapidamente al bisogno di chi, nella rarità e nella complessità di malattie che mettono a rischio la vita e in assenza di alternative terapeutiche, non può aspettare tempi lunghi, perché non c’è realmente tempo, il vero nemico. Il rischio più grande sarebbe quello di non far nulla per evitare rischi di ogni genere, a partire dagli investimenti in ricerca in malattie molto complesse e rare fino all’autorizzazione condizionata di farmaci che dimostrano di esser sicuri e di poter aver un beneficio clinico per pazienti che, informati dell’incertezza che accompagna queste malattie, sono comunque propensi ad assumersi parte di un rischio, fermo restando la dimostrazione della sicurezza del farmaco.

Quali prospettive si aprono ora?
La delusione che inevitabilmente accompagna la mancata conferma di beneficio clinico in questo studio di fase III è al contempo elemento per riflettere proprio sulla complessità nel trovare nuove soluzioni e stimolo sulla necessità di continuare in un impegno che presenta ancora molte sfide ma che rimane speranza reale per i pazienti. Da un fallimento nasce sempre anche l’opportunità di migliorare, affinando le conoscenze e le regole in essere. Le risorse dei sistemi sanitari sono sempre più scarse e la valutazione di rimborsabilità di nuovi farmaci e tecnologie richiede un lavoro sempre più integrato e partecipato tra tutte le parti coinvolte.
La trasparenza, la condivisione dei dati e la tempestiva comunicazione rimangono elementi fondamentali in questo scenario, che implica inevitabilmente assunzione di rischi per tutti coloro che sono coinvolti.
Per i pazienti con sarcoma rimangono comunque aperte altre possibilità terapeutiche con farmaci finora utilizzati e in sperimentazione.

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