Notizia inserita il 29 Luglio 2015

Si è concluso all’Università degli Studi di Milano il corso sulla metodologia degli studi clinici organizzato da Rare Cancers Europe con la collaborazione di ESMO

MILANO, 29.7.2015 – Sì è chiuso a Palazzo Greppi, sede dell’Università degli Studi di Milano, il corso sulla metodologia degli studi clinici sui tumori rari organizzato da Rare Cancers Europe (RCE) e dalla European Society for Medical Oncology (ESMO), e rivolto ai rappresentanti delle associazioni impegnate nel campo dei tumori rari. Obiettivo dell’incontro era informare e aggiornare in merito alle raccomandazioni sviluppate da RCE sulla metodologia degli studi clinici che, nel caso dei tumori rari, presenta sfide e complessità del tutto nuove.

Presenti all’incontro oltre 35 esperti provenienti da 16 Paesi nel mondo. Fra questi le delegazioni di Myeloma Patient Europe e della Chordoma Foundation, oltre alle associazioni di pazienti GYNSAM Svezia, Glioblastoma Multiforme Italia e l’Associazione Paola per i tumori muscolo scheletrici onlus, con il suo presidente Ornella Gonzato. Hanno partecipato in qualità di relatori il dr. P. Casali, RCE Chair, il prof. G. Pravettoni dell’Università di Milano, il prof. P. Bruzzi Clinical Epidemiology Unit – National Cancer Research Institute, il dr. S. Litiere, EORTC Biostatistician, A. Negrouk, EORTC Head of International Policy Office, M. Wartenber, Sarcoma Patient Euronet, il dr. D. Alberti, Novartis Head of Medical Affairs, J. Bressington, GIST support Regno Unito, E. Tooren, Chordoma Foundation, J. Pelouchova, ECPC, e A. Costato, Associazione italiana GIST.

«Un elemento fondamentale che sta emergendo sempre più chiaramente dalla pratica clinica e dal confronto in rete con i colleghi europei e internazionali, è che l’approccio metodologico per affrontare nel modo migliore la terapia del tumore raro non può che essere multidisciplinare e altamente integrato. Assieme a quelle del chirurgo e dell’ oncologo medico, occorrono le competenze del biologo molecolare, del radioterapista, del patologo, del farmacologo. Poi occorre rendere partecipe fin da subito il paziente, oggi sempre più informato e attivo, nella scelta della via terapeutica che sarà adottata» ha dichiarato Paolo Casali, direttore Oncologia medica dei tumori mesenchimali dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

«Attualmente sono stati identificati circa 50 sottotipi di sarcomi dei tessuti molli – ha proseguito Casali – e benché ciascun sottotipo rappresenti un tumore raro, complessivamente in Europa i casi di sarcoma sono circa 30 mila all’anno. Un tumore raro che non è dunque più così raro, affermazione che può sembrare un paradosso ma che descrive la realtà dei dati, e costituisce una sorte di sfida alla ricerca clinica più accreditata».

«Se è vero per molti di noi che l’aver scelto di occuparci di tumori rari può aver in qualche misura penalizzato la ricerca, forse anche per la difficoltà a raggiungere un numero di pazienti sufficiente per avviare uno studio clinico, allo stesso tempo ci ha abituato a prendere decisioni in condizioni di incertezza sulla migliore scelta terapeutica per i nostri pazienti. Ciò accade, per esempio, quando proponiamo al paziente, convinti della sua efficacia, un farmaco non ancora autorizzato – il cosiddetto uso compassionevole o off label. In qualche misura noi scommettiamo, a fronte di alcuni dati disponibili, di un ragionamento mentale, e della nostra esperienza clinica, sul successo terapeutico di quel determinato farmaco, non ancora in commercio. Ecco, il nostro obiettivo è dunque quello di rendere esplicito, e dunque utilizzabile da tutti i medici, questo percorso decisionale, e l’iter  razionale che ci porta a prendere decisioni importanti. Ancora una volta un metodo e una best practise che vengono condivise in modalità di rete» ha concluso Casali.

Ornella Gonzato, presidente associazione Paola e rappresentante SPAEN, ha osservato: «Il paziente affetto da tumore raro oggi è sempre più consapevole del suo ruolo all’interno del complesso iter terapeutico. Deve poter partecipare e condividere le scelte, deve essere consapevole dei rischi e delle opportunità offertigli dai nuovi farmaci. Il tema della giornata odierna, ovvero la metodologia della ricerca clinica nei tumori rari, è un tema complesso la cui finalità è il superamento degli attuali vincoli metodologici negli studi clinici per consentire a questi pazienti l’accesso a nuovi farmaci. Le associazioni dei pazienti possono e stanno contribuendo in tal senso, soprattutto a livello europeo, in diversi modi – dall’interazione sempre maggiore con i clinici, i ricercatori e l’industria farmaceutica, così da includere la prospettiva e i bisogni dei pazienti fin dall’inizio degli studi, al dialogo e confronto con le autorità regolatorie sulle metodologie di ricerca clinica e di sviluppo dei farmaci, affinché siano tenute in considerazione le peculiarità dei tumori rari».

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