Un vantaggio di sopravvivenza globale in pazienti con sarcomi dei tessuti molli grazie all’impiego di eribulina, un farmaco sperimentale

20 agosto 2015

Questa e altre promettenti novità terapeutiche presentate durante il Congresso ASCO a Chicago

 

Il dr. Patrick Schoffski, responsabile del dipartimento di Oncologia Medica del Policlinico universitario di Lovanio (Belgio), ha presentato uno studio con alcuni dati promettenti sull’attività nei sarcomi dei tessuti molli dell’eribulina, un farmaco di recente sviluppo e già in uso nei tumori della mammella, che agisce sulla replicazione delle cellule tumorali. Lo studio è stato illustrato a Chicago durante i lavori del congresso annuale della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO). Ce lo riferisce il dr. Salvo Provenzano, dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano, nel rapporto pubblicato nella sezione “Documenti”.  

Shoffski ha così commentato i risultati ottenuti: «Si tratta della primissima volta che uno studio di fase III in pazienti con sarcomi dei tessuti molli dimostra un vantaggio di sopravvivenza globale con un nuovo farmaco sperimentale, rispetto a un farmaco già in uso». Lo studio ha infatti dimostrato un vantaggio di 2 mesi in sopravvivenza globale con eribulina, rispetto alla dacarbazina, in pazienti con liposarcoma e leiomiosarcoma avanzato, con una tossicità accettabile, e passerà adesso al vaglio degli enti regolatori, che su risultati sovrapponibili hanno già approvato nel 2010 lo stesso farmaco nei tumori della mammella avanzati. Si tratta di un risultato clinicamente significativo, considerato anche il bisogno insoddisfatto di nuovi farmaci in questa classe di malattie rare, difficili da curare».

 

Tra le altre novità interessanti spicca anche olaratumab, un farmaco di nuova generazione che ha come bersaglio molecolare una proteina cellulare che agisce come recettore del fattore di crescita di derivazione piastrinica (PDGFRα), coinvolto nella crescita e differenziazione cellulare, e nell’angiogenesi, cioè la formazione dei nuovi vasi sanguigni; da tempo è noto che questo recettore è coinvolto nella genesi di diversi tumori. Il dr. William Tap, responsabile del servizio di Oncologia Medica dei Sarcomi del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, ha condotto uno studio per valutare l’attività di olaratumab in pazienti con diagnosi di sarcoma dei tessuti molli in fase avanzata, e ha così dichiarato: «I sarcomi dei tessuti molli sono un gruppo di neoplasie rare ed eterogenee per le quali non ci sono state novità sconvolgenti. Olaratumab, un anticorpo monoclonale umanizzato diretto contro PDGFRα, è stato studiato in un trial di fase Ib/II randomizzato in associazione o senza doxorubicina. I risultati sono significativi e il braccio di combinazione ha dimostrato un aumento della sopravvivenza globale di 10 mesi rispetto alla sola doxorubicina». E ha concluso: «Sulla scorta di questi risultati, la FDA (l’ente regolatorio statunitense) ha garantito una “corsia preferenziale” allo sviluppo di olaratumab nei sarcomi, e presto partirà uno studio di fase III».

Durante il congresso sono stati inoltre presentati i risultati preliminari sull’attività di regorafenib, un farmaco a bersaglio molecolare di nuova generazione, già in uso nei GIST (tumori stromali gastrointestinali). I dati, finora disponibili sui soli pazienti con leiomiosarcoma avanzato, hanno evidenziato un certo vantaggio in sopravvivenza libera di progressione e sopravvivenza globale, ma occorrerà attendere gli sviluppi delle fasi successive degli studi per poter usufruire a pieno di queste positive novità. 

 

 

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